La prima volta che ho incontrato Chiara Riondino qualcosa mi disturbò. Deve aver avuto a che fare col fatto che mi disse, in ordine, che non sapevo recitare, bevevo troppo e mi vestivo male.

Ma quella fu solo la prima volta in cui ha avuto ragione. A quella sono seguite esattamente altre trecentotrentatré volte in cui ha avuto ragione, ma questa è un’altra storia e magari un giorno ve la racconto…

Vagavo per Castelnuovo d’Elsa. Mi avevano raccontato che lì, un luglio di tanti anni fa, aveva nevicato. Una nevicata mitologica. La leggenda narra che i compaesani erano offesi gli uni con gli altri per piccole sciocchezze. Si dichiararono guerra e solo la neve riuscì a fermarli. Una bella storia. Di pace e redenzione.

Io volevo vedere quel posto con i miei occhi. Era sabato. Arrivai in piazza Santa Barbara e mi fermai di fronte alla chiesa. Poi proseguii in via della Repubblica e al numero 10 vidi qualcosa di strano: Le porte erano aperte e la mia amica Chiara (che nel frattempo aveva già avuto ragione centotré volte) accoglieva gli ospiti.

Cosa succede? Le chiesi

Entra, rispose, guarda tu stesso…

Entrai. L’altrove aveva trovato dimora in una corte accogliente. Un sole leggero scaldava senza bruciare e illuminava i capelli e i volti degli ospiti che sembravano tutti bellissimi. Poi Chiara ci invitò a sederci e presentò alcuni artisti che di lì a poco si sarebbero esibiti.

corte-accorti Rimasi in silenzio a osservare. Benvenuti, disse Chiara prima di congedarsi, alla Corte degli Accorti!

Che grazia! Che idea! Aprire la propria corte per ospitare artisti che portano il frutto del loro lavoro! Aprire la corte a chi vuole vedere, ascoltare, meravigliarsi!

Quanto spesso lo fai, Chiara?

Una volta al mese.
Sei geniale, le dissi.
Lo so.

corte-degli-accorti-chiara-rondino Da quella volta, non manco un incontro con La Corte degli Accorti, anche se, non sentendomi sovente poi così accorto, talvolta mi sento di troppo. Ma Chiara è magnanima, e mi accoglie ugualmente.

Come si sa, il primo amore non si scorda mai, le prime volte in genere… Infatti nemmeno io ho scordato la prima volta alla Corte. Mi sentii rinascere quel giorno.

Improvvisamente, dopo lo spettacolo, tutti si misero in movimento. Si muovevano in perfetta armonia e sapevano benissimo cosa fare. In un baleno la corte si trasformò in una sala ristorante e cominciarono ad arrivare prelibatezze di ogni genere.

Ma da dove arriva tutto questo bendidio?

Scoprii che ognuno aveva portato qualcosa da condividere e che il resto lo avevano cucinato Chiara e alcune amiche senza le quali La Corte degli Accorti non sarebbe mai esistita…

Ma a me, solo un pensiero vagava per le lande desolate della mia testa: Cucina anche!

Quel giorno pensai che Chiara Riondino fosse la figura umana più vicina a una divinità che io conoscessi.

genny-carusi-corte-degli-accorti A fine serata mi disse, avvicinandosi piano: Vedi, non ci vuole molto. Basta aprire le porte. Far entrare la gente. Dare spazio all’arte e agli artisti che amano ciò che fanno. Che lo amano davvero.

Ricordi Gaber? Questa è appartenenza…

Cavolo Chiara, le dissi, hai sempre ragione. E segnai sul mio taccuino il numero centoquattro…

Photo Credits: Genny Carusi

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Chi ha scritto il post

Massimiliano Bardotti

Sono curatore per la regione Toscana della Collana Poetica Itinerante di Thauma edizioni. Nel febbraio 2011 con Thauma è uscito il mio libro Fra le Gambe della Sopravvivenza (finalista al Premio Mario Luzi). Nel mese di maggio 2013 esce A Cieli Aperti, Thauma ed. Con Giacomo Lazzeri (musicista) ho formato il duo La Minima Parte, la poesia che incontra la musica e diviene spettacolo, teatro, concerto.