Ho scoperto che fare interviste ad alcune delle ragazze della zona che “ce l’hanno fatta” ha i suoi vantaggi: non solo fai colazioni e merende in deliziosi locali di Empoli, ma ti ritrovi a (ri)scoprire persone meravigliose e vecchie amiche.

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di parlare con Elena Talenti, vinciana doc, attualmente in tournée con il musical Sister Act in tutta la Spagna… Conosciamola meglio!

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Quali sono le tue origini artistiche?

Inizialmente ho praticato danza sportiva, soprattutto in adolescenza, fra i 16-18 anni, anche con gare, poi sono passata alla danza moderna e contemporanea; la danza è sempre stata una meravigliosa passione. Poi c’è stato il coro, prima della scuola e poi il coro giovanile, un’esperienza molto importante; alla fine ho scoperto il mondo della recitazione, soprattutto quella legata al musical.

Com’è avvenuto questo “incontro”?

Per caso, con il gruppo della parrocchia di Vinci: ho iniziato a livello amatoriale con il musical Notre Dame de Paris. Poi, durante uno degli stage che frequentavo, ho incontrato quello che sarebbe stato il mio “maestro” che mi ha fatto conoscere il mondo del musical come professione; venendo da un paesino, non pensi mai che il musical possa essere visto come un lavoro vero e proprio.

Mi sono laureata in lingue, ma in quel periodo ero delusa dall’università e dal mondo del lavoro, quindi ho deciso di investire sulle mie passioni.

Prima di arrivare in Spagna, che è successo?

Il mio primo lavoro grosso è stato Sister Act a Milano nel 2011 e da questa esperienza ho iniziato la mia carriera professionale nel mondo del musical. Era un periodo che ero ferma, quindi ho deciso di fare un’esperienza all’estero: ho visto che si stavano svolgendo le audizioni per Sister Act Spagna e sono partita per le audizioni.

Sei nel pieno del tour spagnolo di Sister Act, come procede?

Il tour va bene sia a livello di pubblico che a livello personale: mi sento molto fortunata perché mi piace quello che faccio, viaggiare, vedere e conoscere cose e persone nuove e diverse.

Ok, raccontaci una tua giornata durante il tuor…

Ci svegliamo relativamente tardi, verso le 9-9.30 perché la sera prima abbiamo fatto tardissimo! Il giorno visitiamo la città o andiamo in palestra e nel pomeriggio andiamo a teatro; qui facciamo riscaldamento fisico e vocale, poi c’è la preparazione e lo spettacolo. Dopo andiamo a cena, ovviamente tardi, ma là è quasi normale, e, quando è possibile, usciamo tutti insieme.

E per quanto riguarda lo spagnolo? Hai detto che hai fatto lingue, quindi lo sapevi già?

Sì, lo avevo studiato all’università. Però è stata dura all’inizio, perché anche se lo sapevo il registro linguistico e le espressioni modulari della voce sono diverse: all’inizio è stata una bella sfida e dovevo fidarmi di quello che mi dicevano gli altri.

Ormai è più di un anno che vivi all’estero, come si sta?

Ci sono i lati positivi e negativi: sicuramente vedi luoghi diversi e conosci persone nuove, dall’altro lato ti manca casa, le piccole cose. Viaggi tanto, quindi questo significa molto sacrificio… quest’anno in Spagna è stato vivere un po’ a metà.

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Quando sali sul palco, l’emozione è sempre la stessa?

Ogni debutto è diverso, ma dà sempre la stessa emozione; nonostante gli anni che passano, c’è sempre la stessa adrenalina, quella sensazione di salto nel buio.

Quello più emozionante?

Probabilmente quello con la compagnia amatoriale nel musical di Chicago. Ero la protagonista e alla prima avevo la bronchite, ero disperata! Facevo punture di cortisone pur di andare in scena e alla fine ho smesso di pensare, mi sono scordata di tutto e, nonostante le difficoltà, andò benissimo; provai una soddisfazione doppia!

Come ti vedi fra 10 anni?

Prima ci pensavo spesso… ora ho smesso di farmi questa domanda!
Sicuramente vorrei una famiglia e cercherò il modo di poter lavorare qui… anche se non disdegno un’altra esperienza all’estero, soprattutto in Germania.

Ci si può stancare?

Sì, i ritmi sono duri e ogni volta devi ripartire da capo con audizioni, preparazioni dello spettacolo, ecc… e in Italia è difficile.

Cosa non manca mai nel tuo camerino?

Il borotalco! Cominciai a portarlo per uno a spettacolo di teatro danza a causa di un costume molto attillato e da allora è diventato il mio portafortuna e non può mai mancare!

Ci racconti la tua esperienza con Getalive?

È stata un’esperienza meravigliosa, la mia prima di macchina. È stata presentata in anteprima venerdì 30 al Lucca Comix e quest’anno uscirà la prima stagione di questa web series ispirata al mondo dei giochi di ruolo e della vita reale. È un progetto del tutto autofinanziato e realizzato grazie al crowdfunding.

La cosa meravigliosa fu come nacque tutto: ero a Vinci durante la Festa dell’Unicorno e un ragazzo, il direttore della fotografia, mi fermò chiedendomi se volessi partecipare a questa esperienza… io gli dissi che ero un attrice e quindi feci il provino e mi presero. Fu fantastico!

Il sogno nel cassetto?

Ma se lo dico non si avvera!! Mi piacerebbe molto entrare nel mondo del cinema; l’esperienza di Getalive mi ha fatto conoscere anche questo universo e, nonostante la tecnica sia diversa e che devi fare i conti con il rivederti, mi piace molto.

Sei molto autocritica…

Molto, troppo. Il rivedermi dopo aver girato una scena mi ha creato ansia all’inizio, non riuscivo a guardarmi in video, ma poi inizi a perdonarti ed è un lavoro bellissimo.

 

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Chi ha scritto il post

Giulia Farsetti

Nata nel 1989, sono laureata in Cinema Musica e Teatro e attualmente mi divido fra le mie varie passioni, sperando e cercando di farne, almeno di qualcuna, professione ufficiale. Avrei gradito la presenza di un centinaio di cloni per diventare surfista, astronauta, venditrice di zucchero filato, lettrice professionista e la lista potrebbe non terminare mai… Invece, al momento, mi dedico a tutto ciò che ha a che fare con l’arte: film, libri, arte contemporanea, organizzazione eventi, per diventare, chissà quando e chissà dove, una curatrice, una giornalista, una critica (e anche in questi caso, la lista potrebbe non terminare mai).