L’orribile e recente caso di cronaca dei ragazzi del ferrarese che hanno pianificato e ucciso a colpi di ascia i genitori di uno dei due, ci obbliga ad una riflessione sulle relazioni familiari, sull’educazione, sul ruolo della scuola e sulla società in generale.

Nel tempo di una generazione è successo di tutto: la globalizzazione e la crisi del sacro, l’avvento della società liquida (concetto del sociologo Bauman, scomparso da poco, che indica come l’incertezza che attanaglia la società moderna derivi dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori), la crisi della politica, l’inserimento massiccio della donna nel mondo del lavoro e la formazione di famiglie mononucleari o mobili ossia che si formano, si sciolgono e si riformano. Inoltre, è diminuito il tasso di natalità ed il fenomeno del figlio unico, quindi prezioso, è sempre più diffuso. Ma tra i problemi più gravi vi è certamente la perdita dell’autorità dell’adulto.

Nello stile educativo tradizionale al padre spettava il compito di fissare le regole e i limiti e di esercitare la disciplina favorendo la responsabilizzazione e la separazione mentre la madre era il centro affettivo la quale forniva affetto e protezione. Il codice educativo paterno determinava la separazione del bambino dalla relazione simbiotica con la madre e il divieto paterno si trasformava gradualmente, una volta interiorizzato, nel senso del dovere, fattore cruciale per limitare il naturale narcisismo del bambino (fase dello sviluppo in cui il bambino è completamente centrato su di sé, sui propri bisogni e desideri). E’ doveroso però sottolineare i limiti del ruolo paterno tradizionale in quanto spesso l’esercizio dell’autorità degenerava non di rado in abuso del potere gratuito. Nella nuova famiglia il padre e la madre sono più fragili: non mettono limiti al figlio e con-cedono nel timore di non essere amati. Ma non si può puntare il dito esclusivamente contro i genitori, non è realistico né risolutivo.

maschere_figli-uccidono-genitori

Contemporaneamente, mentre in Francia già dal 2010 la scuola è organizzata in 5 giorni di lezioni full time in quanto concepita anche come contenitore sociale in un’epoca in cui ci sono sempre più figli unici e entrambi i genitori sono a lavoro, in Italia questi ragazzi cosa fanno? La maggior parte sono davanti alla TV o al PC esposti spesso a scene di violenza o fatti di cronaca nera pieni di dettagli inutili e raccapriccianti (nessuna censura per i programmi e regolamentazione) i quali con tutta probabilità, e per difesa, svilupperanno un certo grado di desensibilizzazione ossia una riduzione del controllo dell’aggressività e un decremento dell’empatia, fattore fondamentale nella relazione con gli altri (la sua assenza si riscontra, per esempio, nei bulli/bulle e negli uomini violenti). Quella stessa TV che sprona i ragazzi ad ambire al successo, alla notorietà attraverso slogan come “In gioco c’è la vita” o  “Uno su mille ce la fa” oppure proponendo idoli e personaggi che della loro trasgressione ne hanno fatto motivo di successo trasmettendo un messaggio pericolosissimo.

Bisognerebbe quindi creare un’alleanza tra famiglia, scuola, istituzioni, media per tornare ad educare però con mezzi adeguati ai ragazzi di questi tempi. Diversamente i figli incastrati in un pensiero egocentrico dove non c’è posto per l’altro, difficilmente riusciranno a raggiungere l’autonomia nella vita se non attraverso aggressività, disprezzo, odio e distruzione.

 

Bibliografia
“La gestione della classe”. Luigi Tuffanelli e Dario Ianes. Erickson 2010;
www.corriere.it “I no impossibili dei genitori ai loro ragazzi”.


Chiedi all’esperto

La Dott.ssa Francalanci è a disposizione per rispondere alle vostre domande.
Hai un dubbio o qualcosa da chiederle? clicca qui.

Commenti

commenti

Chi ha scritto il post

Dott.ssa Martina Francalanci

Psicologa clinica e criminologa. Grupo de Estudo, Aplicação e Pesquisa em Avaliação Psicológica - GEAPAP. http://www.ufrgs.br/geapap/ www.martinafrancalanci.weebly.com