Quando la donna è bella, tutto il mondo si interessa a lei
(proverbio bresciano)

Storicamente il sessismo più usato e accertato dalla tradizione sociale è quello che colpisce le donne, considerate dalla cultura occidentale come “costola di Adamo”, che ben rappresenta come e da quando esiste una considerazione non paritaria della donna. Nonostante le conquiste politiche e sociali degli ultimi decenni, il lavoro verso una reale parità culturale e sociale è ancora arduo in quanto necessita del superamento di secoli di cultura maschilista. Quello che è in gioco non è solo a vantaggio delle donne, ma della libertà di relazione di tutti.

I recenti avvenimenti che ruotano attorno alle Olimpiadi ne sono un esempio lampante. Di una donna non si guardano le prestazioni atletiche ma il corpo (cicciottello) o gli atteggiamenti pubblici, come nel caso della Pellegrini; in un contesto in cui l’importante è la preparazione e la professionalità, per le donne viene rilevato l’aspetto fisico o la vita privata in modo denigrante. Perché ciò che conta è essere belle e seduttive sempre e in ogni contesto, tutto il resto passa in secondo piano.

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Il nostro Paese è lento nei cambiamenti sociali, nel linguaggio, nella tradizione educativa e nel tessuto sociale che tollera i comportamenti più o meno violenti degli uomini mentre disapprova l’aggressività e la libertà (di qualunque tipo) delle donne. A questo proposito è interessante riflettere che ci troviamo in un momento storico di trasformazione dove le donne, e gli uomini, non hanno punti di riferimento sociali certi subendo in parte ancora le aspettative sociali del passato e le richieste di nuovi modelli sociali del presente. Per le donne non è ragionevole, né possibile, essere allo stesso tempo fascinose sirene, giunoniche madri, dolci e comprensive compagne, agguerrite competitor, vivaci ballerine-operaie alla catena di montaggio. Così siamo destinate a deludere e deludersi in una continua fallimentare ricerca di modelli cui riferirsi. La vera trasformazione sia per gli uomini che per le donne sarà quando avremo la libertà di andare oltre e trovare il proprio Sé senza modelli socialmente imposti ma che vengono da dentro, dalla propria esperienza.

Il linguaggio sessista

Con linguaggio sessista, concetto elaborato negli anni ’60-’70 negli Stati Uniti nell’ambito degli studi sulla manifestazione della differenza sessuale nel linguaggio, si definiscono parole, espressioni, atti linguistici che manifestano sessismo e che quindi esercitano in varie forme la violenza sessista. Il sessismo è la discriminazione tra gli esseri umani basata sul genere sessuale; è una forma di razzismo. Si manifesta come presunta superiorità o presunto maggior valore di un genere o di un sesso rispetto agli altri, come l’avversione verso un sesso o un genere in quanto tale, o l’attitudine a giudicare moralmente in base a stereotipi, pregiudizi, luoghi comuni relativi al genere o al sesso, attribuendo qualità (positive o negative) in base al genere o al sesso.

I proverbi e le espressioni verbali rispecchiano molto la cultura: dare della prostituta ad una donna perché ha sbagliato a fare una manovra in macchina (donna al volante pericolo costante) facendo riferimento alla sua condotta sessuale in una situazione in cui non c’è un reale collegamento. Oppure dare all’uomo del cornuto o del figlio di… (ossia marito o figlio di una poco di buono) quando lo si vuol offendere e denigrare come se la colpa di quello che l’uomo è o fa fosse riconducibile alla condotta sessuale delle donne che ha nella sua vita!

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Ricordando sempre che a decidere del significato delle parole sono l’uso che si fa di loro e il contesto nel quale si proferiscono, il senso comune sulle donne, e quindi di riflesso sugli uomini, com’è socialmente costruito, trova una esemplificazione tradizionale nei proverbi. «Moglie e buoi dei paesi tuoi» riesce a essere razzista e sessista; «la donna è come l’onda, se non ti sostiene ti affonda» è indicativo di cosa ci si aspetta socialmente dal genere femminile; «lacrime di donna, fontana di malizia» chiarisce l’aspettativa condivisa sulle emozioni e i desideri femminili; «donna ridarella, o santa o p…..ella» non necessita di spiegazioni; «donne, asini e noci vogliono mani atroci» è ben rappresentativo delle “maniere forti” che devono essere usate per educare le donne , come del resto «Chi vuol Cristo se lo preghi, chi vuol moglie se l’allevi».

La riflessione che qui si è voluto stimolare sottolinea l’importanza di partecipare al cambiamento, facendo attenzione al proprio linguaggio, ai propri modelli e alle aspettative verso noi stessi e verso gli altri. La consapevolezza degli automatismi linguistici contribuisce ad aiutarci a vedere la realtà per quella che è e non attraverso gli stereotipi culturali e a condannare un atteggiamento considerato consueto e accettabile.

Di seguito qualche suggerimento su libri e siti web che hanno ispirato la nostra riflessione:

  • Alessandra Faiella, Giovanna Ramaglia, Il brutto delle donne, Garzanti
  • Chiara Volpato, Psicosociologia del maschilismo, Laterza
  • Graziella Priulla, Parole Tossiche, Settenove
  • Vera Slepoj, Le ferite degli uomini, Mondadori
  • ilcorpodelledonne.net (Lorella Zanardo)

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