Ha annunciato pochi giorni fa il suo ritiro dai campi di basket e noi vogliamo rendergli omaggio e ringraziarlo per le sue prodezze a livello internazionale nel modo che ci riesce meglio: scavando nelle sue radici che lo riconducono alla nostra terra.

Le origini di un campione

Di chi stiamo parlando? Di Kobe Bryant, uno dei migliori cestisti statunitensi della storia dell’NBA. Nonostante sia nato a Filadelfia, Kobe Bryant ha passato alcuni anni della sua infanzia in Italia, per quanto riguarda la Toscana a Pistoia, dove ha iniziato a giocare a basket.

Grazie all’influenza del padre Joe, anche lui famoso cestista, Kobe si è avvicinato al mondo della pallacanestro e lo ha seguito in tutta Italia quando giocava in A1: a Rieti, Reggio Calabria e per un paio di anni anche a Pistoia. Siamo alla fine degli anni ‘80 e Kobe si contraddistingue sul campo per la sua bravura, la sua dedizione e determinazione, e per essere molto gentile soprattutto fuori dal parquet.

“[L’Italia] sarà sempre un posto che sarà vicino al mio cuore”, dice Kobe durante un’intervista a Radio DeeJay in un fluentissimo italiano; infatti, dopo essere andato alle elementari in Italia, continua a parlare in italiano con le sue sorelle e con alcuni amici, soprattutto di Rieti, che ha conosciuto quando era già un po’ più grandicello.

[CURIOSITÀ: Kobe Bryant è sempre stato un tifoso del Milan. Coronò il sogno di girare a Milanello un paio di anni fa, durante una vacanza a causa dell’infortunio al tendine.]

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L’infanzia non si dimentica…

Quando può, Kobe ritorna in Italia, dove è cresciuto. È stato avvistato al ristorante I Palmenti di Montelupo Fiorentino questa primavera, ma prima anche al museo di Leonardo di Vinci e nella sua Pistoia, a Cireglio, dov’è vissuto insieme alla famiglia. Kobe voleva visitare il museo dedicato a Leonardo da Vinci, beh, “perché Leonardo è Leonardo” in tranquillità: ha affittato l’intero edificio e ha effettuato una visita guidata insieme ai suoi familiari. Ha concluso la sua permanenza in Toscana a Cireglio, frazione di Pistoia, ritornando nei luoghi simbolo dei suoi ricordi.

Quando si dice l’Italia nel cuore…

[CURIOSITÀ2: perché ha cambiato il numero di maglia da 8 a 24? Ci sono più teorie: per essere disponibile 24 ore su 24 e sfruttare tutte le 24 ore che ci sono in un giorno; per onorare il passato, considerando che indossava questo numero ai tempi del liceo; per questioni economiche.]

Gli avvistamenti di Kobe Bryant in Italia:

Foto: il tirreno.gelocal.it, pisatoday.it.

L’addio al basket

«Cara pallacanestro, sono pronto a lasciarti andare, in modo che entrambi possiamo assaporare ogni momento trascorso insieme. Quelli belli e quelli brutti. Ci siamo dati tutto»

È con una lettera d’amore per il suo sport che Kobe Bryant dice addio alla pallacanestro; lo fa con parole dolci, ricordando i primi momenti trascorsi sul parquet, fino agli ultimi, dopo 20 anni, come giocatore dei Los Angeles Lakers. Per qualche tempo si era diffusa la voce che avrebbe potuto giocare e finire la carriera in Italia, ma già da un paio di anni la speranza degli sportivi e dei fan italiani si era affievolita, fino a queste parole, che sanciscono la fine di un’era.

«[…]rimarrò per sempre quel bambino con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…
Ti amerò per sempre,
Kobe».

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Foto: blitzquotidiano.it

Fonti:
www.gazzetta.it;
Kobe Bryant. Il morso del Mamba – Fabrizio Fabbri, Edoardo Caianiello;
www.tgcom24.mediaset.it;
www.municipio.re.it

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Chi ha scritto il post

Giulia Farsetti

Nata nel 1989, sono laureata in Cinema Musica e Teatro e attualmente mi divido fra le mie varie passioni, sperando e cercando di farne, almeno di qualcuna, professione ufficiale. Avrei gradito la presenza di un centinaio di cloni per diventare surfista, astronauta, venditrice di zucchero filato, lettrice professionista e la lista potrebbe non terminare mai… Invece, al momento, mi dedico a tutto ciò che ha a che fare con l’arte: film, libri, arte contemporanea, organizzazione eventi, per diventare, chissà quando e chissà dove, una curatrice, una giornalista, una critica (e anche in questi caso, la lista potrebbe non terminare mai).