Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i Latte+, gruppo punk rock empolese che ha da poco dato alla luce l’ottavo disco: “Stitches… ci hanno raccontato un po’ la loro storia, le loro passioni, i loro pensieri sul punk e sulla musica italiana. Scopriamo insieme una delle band più famose del circondario attraverso le parole di Chicco, frontman e fondatore della band, Puccio, batterista dei Latte+ da quasi 10 anni e il bassista Leo.

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Come nasce la passione per la musica e per il punk?

Leo: Per quanto mi riguarda nasce a fine anni ‘80 quando tra i banchi di scuola ci scambiavamo musicassette di vari gruppi e generi. Poi un amico mi fece ascoltare Brain Drain e da quel giorno presi ad ascoltare tutto quello che era punk rock.

Quali sono le ferite che hanno avuto bisogno dei “punti di sutura” che hanno portato alla creazione di “Stitches”?

Chicco: Varie vicissitudini, esperienze che ti segnano e che in qualche modo entrano a far parte della tua vita. Nel bene e nel male bisogna sempre andare avanti e “Stitches” è stato un modo per esorcizzare alcune di queste esperienze.

La copertina dell’album, com’è nata?

Chicco: La copertina vuole rappresentare i segni riportati da tali esperienze, roba che ti segna. È venuta abbastanza naturale, a noi piace molto.

(anche a noi!! :), ndr)

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Ci sono dei temi ricorrenti nell’album “Stitches”?

Chicco: No, non ci sono dei temi ricorrenti. Come sempre le nostre canzoni parlano di vita vissuta, raccontiamo momenti belli e meno belli, tutte cose che comunque abbiamo vissuto in prima persona. Non siamo capaci d’inventarci le cose o scrivere di fantasia, scriviamo semplicemente di quello che succede dentro o intorno alle nostre vite.

Quali sono le canzoni a cui siete più legati dell’album?

Puccio: Personalmente sono legato a pezzi come “Shit Talkers” e “When We Are Together” ma giusto per dirne un paio. Tutti i pezzi sono come dei figli per me.

Come nascono i testi dei Latte+?

Chicco: Come detto rispondendo alla domanda precedente i nostri testi nascono sopratutto da esperienze di vita. Cose più o meno assurde che ci succedono o che succedono intorno a noi. Io quando scrivo mi diverto ad inserire piccoli riferimenti a band, film, libri che mi piacciono. Ci sono in molte canzoni dei LATTE+, chi ascolta con attenzione può scovarne alcuni.

Parlateci del tour… Condividere il palco con Derozer e Punkreas… non male!

Leo: Il tour inizierà il 14 aprile con i Derozer mentre a Pasqua saremo in Liguria con i Punkreas. La serata del 14 sarà una bella bomba in quanto sia noi che i Derozer presenteremo il nuovo album.

Nei live, qual è la canzone che vi piace di più suonare?

Leo: Credo che “Darkness Inside Your Heart” sia divertente da suonare. Almeno al basso!

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Citando i System of a Down (non letteralmente) “essere una band dopo tanti anni diventa come un matrimonio”, quali sono stati i periodi più difficili e i più belli di quest’unione allargata?

Puccio: Come in ogni coppia che si rispetti si litiga e si fa pace, solo che noi dopo non finiamo con fare l’amore! Il nostro fare l’amore è prendere in braccio strumenti e bacchette e darci dentro per ore. I momenti belli sono sempre legati ai concerti, dove conosci un sacco di ragazzi. Posti nuovi, la carica dei concerti, migliaia di km in auto a ridere scherzare, ascoltare musica, discutere di mille cose. Altri momenti belli sono quelli in studio, dove vedi tutto ciò su cui hai lavorato per mesi prendere forma piano piano.

I momenti difficili arrivano quando non capitano tutte le cose che ho appena detto.

Video del secondo singolo “Darkness inside your heart” + primo video “Screw you” tratti da “Stitches”: parlatecene un po’!

Puccio: Il primo singolo “Screw You” è stato filmato a Firenze nell’arco di una giornata. I protagonisti sono Mattia e Anja, due giovani promettenti attori di teatro.

Per il secondo, “Darkness Inside Your Heart” abbiamo girato un video molto anni ’80 che ha avuto un ottimo riscontro. Entrambi sono stati prodotti dalla Professional Punkers, etichetta che ha anche prodotto il nuovo album.

Siete nati che parlavate in inglese, poi avete imparato l’italiano per 4 album arrivando al successo, e poi siete tornati a parlare in inglese… come mai questo percorso?

Chicco: Un sacco di gente ci fa questa domanda ma la risposta è semplicissima. Scriviamo come ci va di scrivere. Non ci siamo mai posti limiti in questo senso, tanto comunque la vedi suoniamo Punk Rock, poi che sia in inglese, italiano o spagnolo fa poca differenza, l’importante è sentirlo dentro e fare in modo che arrivi a chi ti ascolta. Non è escluso che col prossimo disco torneremo a scrivere in italiano, ad esempio. Dipende da come avremo voglia di fare. Non sono molte le band che riescono a scrivere buoni album sia in italiano che in inglese. Noi penso ci siamo riusciti.

Quando si pensa al punk si pensa a una realtà underground, quindi di nicchia… vi riconoscete in questa definizione? È possibile avere successo pur essendo un gruppo punk senza essere disconosciuti dall’ambiente?

Puccio: Il problema è che tutta la scena è fatta di nicchie dove ognuno guarda alla propria. Le solite 5 persone vanno a vedere le solite 5 band nei soliti 5 locali e ogni nicchia ha le proprie band, i propri locali, il proprio pubblico. Stiamo sempre ben attenti a non mischiarci, come in una sorta di silente razzismo. Non ho mai capito il perché di tutto questo. Credo solo da noi succeda…

Nel panorama musicale italiano c’è spazio per il punk?

Leo: C’è sicuramente per le band affermate che suonano da una vita. Per le altre è uno sbattimento continuo. È davvero dura emergere.

Cosa ascoltate quando non suonate?

Chicco: Io ascolto prevalentemente Ramones come faccio ormai da quasi 30 anni. Ma anche Metallica, Beatles o surf anni ’60 ad esempio. Gli altri non ne ho idea ma so che ascoltano anche roba scandalosa… (Vogliamo sapere!, ndr XD)

20 anni di musica, si può dire che avete raggiunto la maturità artistica?

Puccio: 20 anni già. Più che maturi direi che stiamo marcendo!

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Info utili
Per saperne di più: www.lattepiu.org
Per acquistare l’album: www.professionalpunkers.com

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Giulia Farsetti

Nata nel 1989, sono laureata in Cinema Musica e Teatro e attualmente mi divido fra le mie varie passioni, sperando e cercando di farne, almeno di qualcuna, professione ufficiale. Avrei gradito la presenza di un centinaio di cloni per diventare surfista, astronauta, venditrice di zucchero filato, lettrice professionista e la lista potrebbe non terminare mai… Invece, al momento, mi dedico a tutto ciò che ha a che fare con l’arte: film, libri, arte contemporanea, organizzazione eventi, per diventare, chissà quando e chissà dove, una curatrice, una giornalista, una critica (e anche in questi caso, la lista potrebbe non terminare mai).