È tempo di emigranti, purtroppo. Dico purtroppo perché non è che vada poi così fiero di essermene andato proprio mentre la barca sta affondando. È un dato di fatto però che, per chi ne abbia la possibilità, emigrare all’estero faciliti le cose.

Sono ormai 6 mesi da quando mi sono trasferito a Copenaghen per iniziare la laurea specialistica. Troppo pochi per trarre conclusioni finali sulla mia decisione di partire, abbastanza per guardarmi indietro e capire cosa ho ottenuto con questo cambiamento.

Sia chiaro, questo mio articolo non vuole essere una spinta all’espatrio. Piuttosto, vorrei semplicemente render noti alcuni punti che forse non tutti conoscono e che, magari nel dubbio, possono dare una svolta nel prendere la decisione di partire o di non partire.

Nei prossimi articoli non mancheranno le ragioni per le quali non valga la pena lasciare l’Italia.

1) L’Università, per i cittadini europei, è completamente gratuita

Non è uno scherzo. Per i cittadini comunitari, studiare in Danimarca, come negli altri paesi scandinavi (Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia), e di recente anche in quasi tutte le università tedesche, è completamente gratuito. Il welfare state danese tenta di provvedere al cittadino “dalla culla alla tomba” e l’educazione è uno di quei servizi che le differenze di reddito non devono far mancare.

In molti quindi decidono di frequentare l’università: la percentuale dei laureati sulla popolazione in Danimarca nel 2012 è stata del 43%. In Italia è circa al 22% e in picchiata, mentre la media europea è al 27%).
L’avere molti laureati ovviamente alza il livello medio d’istruzione. Paradossalmente dove “troppa” gente studia all’università c’è carenza di lavoratori poco qualificati. Ed è per questo che la Danimarca ha fino ad ora sempre avuto bisogno di immigrati.

La cosa più interessante è che permettono anche agli europei di non pagare le tasse universitarie. La ragione è ovvia. Spronando chi è interessato a trasferirsi per studio sono sicuri che l’immigrato ha intenzioni alte e, se in un futuro inizierà a lavorare in Danimarca, pagherà il suo bel 45-50% di tasse allo stato.

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2) I corsi di laurea sono (quasi) tutti in inglese

In Danimarca tutte le lauree specialistiche sono in lingua inglese (ad eccezione ovviamente di materie molto specifiche, Medicina per esempio, dove per ovvi motivi la terminologia deve essere nella lingua madre).

I danesi parlano quasi tutti un ottimo inglese, frutto di anni di cartoni animati, film e serie tv in inglese e sottotitolati in danese. Le università sono piene di studenti internazionali e si sentono parlare decine di lingue. Non posso non citare il mio caso: 31 iscritti al mio corso di master, 12 nazionalità diverse, solo 7 danesi. In generale, mi pare ci sia un’invasione di tedeschi, ma forse è solo un’impressione personale. Comunque, nonostante la buona regola sia tentare di parlare la lingua del luogo, si vive tranquillamente senza parlare il danese. Se però si cerca lavoro, sapere il danese cambia tutto.

3) Il diverso approccio educativo

La Danimarca è famosa per avere un rapporto professore-studente molto, diciamo, alla pari. Le classi sono sempre poco numerose e l’approccio è molto partecipativo. Venendo dall’Italia, dove almeno per quanto mi riguarda non sono mai stato nemmeno salutato da un professore, l’impatto è stato forte. Il primo giorno ci hanno detto: “Chiamateci per nome, scrivete il vostro sul banco e mettete una foto sul sito dell’università, perché vi vogliamo riconoscere e sapere come vi chiamate!”. Interessante, mi son detto.

In generale qui capisci subito che non è come in Italia. È normale amministrazione vedere gente scalza in classe o con il cappello in testa. O magari gente che fa interventi di alto livello da posto mentre sgranocchia una mela. I danesi sono belli selvaggi, ormai mi ci sono abituato.

Tralasciando le regole morali che a volte, per i più severi, sconfinano nella maleducazione, anche il modo di studiare è totalmente diverso. La “valutazione continua” implica il dover consegnare qualcosa quasi ogni settimana. Buon per i pigri come me, che sono obbligati ad essere in pari. La cosa che più mi ha reso la vita difficile però è il fatto che ti dicano: “per la prossima lezione dovete leggere il capitolo che spiegherò, perché dovete essere in grado di partecipare alla discussione”.
In Italia ho sempre dovuto studiare dopo la lezione, mai prima.

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Photo Credis: Leonardo Pilara

4) La qualità di vita delle (poche) città danesi

In Danimarca le città sono poche. Si contano sulle dita di una mano: Copenaghen, Aarhus, Aalborg, Odense, Esbjerg. Copenhagen è l’unica che (forse) può essere classificata come una grande città. Personalmente ci vivo alla grande. Da quando sono qui non ho mai avuto bisogno di una macchina; praticamente tutti usano la bicicletta e in ogni maledetta strada c’è una pista ciclabile. Il trasporto pubblico va alla grande (per i danesi fa schifo, ma questa è un’altra storia), ma raramente ce n’è bisogno.

Le famigerate classifiche sulla vivibilità delle città mondiali piazzano Copenaghen sempre ai primi posti. In generale direi che ci azzeccano, ma la mia è ovviamente un’opinione personale. Si può vivere male anche a Copenaghen.

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Photo Credis: Wikimedia Commons

5) Gli studenti europei che, oltre a frequentare una qualsiasi università, lavorano almeno 10 ore a settimana, possono ricevere il famigerato SU

Venendo a cose ben più materiali, una bella spinta a vivere in Danimarca sono gli stipendi belli alti. Per gli studenti oserei dire che i pro sono parecchi.

Premessa: gli studenti danesi ricevono il cosiddetto SU, una specie di “stipendio dello studente” che lo stato dà a chiunque voglia iniziare l’università. 5000Kr al mese (700€) per mantenersi mentre uno studia. Bella vita, eh? Ci credo che in parecchi si iscrivono all’università!

Bene, la Danimarca ha da poco perso una specie di battaglia legale con l’Unione Europea sulla questione del SU per i cittadini comunitari. In sostanza la Danimarca è ora obbligata a dare questo stipendio anche a tutti i cittadini europei che lo richiedano, a condizione che questi abbiano lavorato almeno 10 ore a settimana per un determinato periodo di tempo (c’è chi dice 3 mesi e chi 6, ancora non è chiaro). In sostanza, se uno studia e lavora almeno 10 ore a settimana si porta a casa lo stipendio di base più 700€ di aiuto statale. Viva il parassitismo!

Presto altre notizie dal nord!

 
Fonti articolo:

  • Eurostat – Dati sugli iscritti all’università in Danimarca e Italia

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Chi ha scritto il post

Marco Dicuio

Empolese girovago, attualmente vivo a Copenaghen (per quanto, chi lo sa?). Dopo 19 anni di Empoli ho deciso che mi stava stretta! Ho studiato 3 anni a Roma, per 5 mesi a Madrid e adesso Copenaghen. Mi stuzzica l'idea di rimanere in contatto con la mia base di partenza contribuendo dal profondo nord. Nella vita ho un obiettivo: trovare il primo straniero che conosca Empoli senza essere appassionato di calcio, e non smetterò di viaggiare finché non ci riesco!

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