I numerosi frequentatori della Biblioteca Comunale di Empoli ne avranno letto centinaia di volte il nome, ma… chi conosce davvero Renato Fucini e la sua storia?

Proviamo allora a tracciarne un breve ritratto, certo non esaustivo, ma che speriamo invogli i lettori a riscoprire un autore davvero degno di nota, e magari a chiedere in prestito anche qualche suo libro!

Nato nel 1843 a Monterotondo, un paesino della provincia grossetana dove il padre esercitava la professione medica, e trasferitosi in diversi centri della Toscana per esigenze familiari, la vicenda esistenziale di Renato Fucini si sarebbe poi strettamente legata alla città di Empoli, la quale, per ricordare il profondo affetto che lo scrittore nutrì nei suoi confronti, decise di intitolargli dal 22 novembre 1959 la biblioteca cittadina.

Tra Empoli e Vinci, nella splendida villa medicea di Dianella di proprietà del padre, Renato trascorre, infatti, lunghi periodi della sua vita dal 1853, recandosi a Sovigliana per frequentarne la scuola: è grazie alla curiosità destata in lui dagli screzi e dai dissapori fra gli abitanti di Spicchio e quelli di Sovigliana, nemici giurati fin da tempi immemorabili, che trova l’ispirazione per scrivere il suo primo poemetto giocoso (andato perduto), la Soviglianeide!

villa-dianella-villa-medicea

La vena comica e satirica del giovane Fucini trova poi piena affermazione nella composizione di quei Cento sonetti in vernacolo pisano (1872 – Fucini si firma con lo pseudonimo ʽNeri Tanfucioʼ, anagramma del suo nome) che lo resero noto come poeta popolare sia al pubblico dei lettori che ai critici dell’epoca.

Ma Fucini non fu solo poeta, poiché sono sue alcune delle pagine più piacevoli che la nostra letteratura di secondo Ottocento possa vantare. Tra i suoi titoli ricordiamo almeno Napoli a occhio nudo (1878), resoconto del viaggio condotto nella città partenopea per indagarne le condizioni della popolazione, Le veglie di Neri. Paesi e figure della campagna toscana (1882), raccolta di novelle dedicate a scene di vita campagnola, e All’aria aperta (1897), i cui racconti hanno ancora come protagonisti personaggi rusticani, descritti con toni spesso sentimentali e paternalistici.

La vis comica però Renato Fucini dovette averla ereditata dal padre David, anch’egli appassionato di letteratura e acuto osservatore dei vari tipi umani. Scriveva il Fucini riferendosi appunto al padre: «Era nato poeta: poeta satirico; e adoperava la sua vena a tagliare a fette, con la lingua e con la penna, coloro che a lui non piacevano, e non erano pochi. Ho trovato fra le sue carte qualche centinaio di epigrammi […]. Trascrivo qui alcuni dei migliori» (Acqua passata. Storielle e aneddoti della mia vita). E, senza dubbio, uno dei migliori e dei più sagaci, era quello dedicato ad Empoli:

EMPOLI
Ma in quell’Empoli!… Il caso è proprio strano:
O muore un ciuco o nasce un sagrestano.

Non se la prendano gli empolesi: in fondo, dentro ogni motto di spirito c’è un po’ di verità!

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Benedetta Agostini

Sono nata a Empoli nel 1988, ho una laurea magistrale in Filologia Moderna e un cassetto pieno di libri e di sogni. Se avessi più coraggio proverei a lanciarmi da un aereo col paracadute. Invece rimango sulla terra e penso che, tutto sommato, il cielo è bello anche da quaggiù.