Non possiamo certo negare il trend del momento; anche nell’empolese come in tutta Italia sempre più aziende propongono oggi Vini Biodinamici e Biologici.

Montespertoli, Cerreto, Vinci ecc. sono l’esempio di come il mercato sia più attento e sensibile a certe tematiche.

Ma perché questa tendenza? Sicuramente un aspetto importante è la domanda crescente di prodotti rispettosi dell’ambiente (environmentally friendly goods) e Consumatori più consapevoli dei rischi che i metodi di produzione intensiva comportano in termini di sfruttamento e d’inquinamento dei Terreni. Si parla di vino biologico e biodinamico, ma le etichette non chiariscono i requisiti che il prodotto deve presentare per potersi fregiare dell’una o dell’altra definizione.

Ma cosa significa Biologico? E Biodinamico?

Ne parliamo con Lorenza Secchi, futura Enologa e Laureata all’Università degli Studi di Milano alla facoltà di Agraria, indirizzo Viticoltura ed Enologia.

Lorenza Secchi

Lorenza, facciamo un po’ di chiarezza, ci spieghi la differenza tra “Biologico e “Biodinamico”?

Ad oggi risulta molto difficoltoso definire appieno i termini “biologico” e “biodinamico” riferendosi ad una produzione vinicola: in primis è la legislazione a risultare ancora poco chiara e questo porta consumatori e produttori stessi ad essere disorientati e ad attribuire il concetto di “bio” a tutto ciò che viene prodotto in maniera naturale. In questo modo sostanzialmente nel consumatore nasce un’inevitabile associazione del “bio” con ciò che ci può far star bene perché naturale e su questo fattore si basano anche alcune politiche di marketing di aziende promotrici del BIO, oggi tanto di moda.

Legislativamente parlando un vino quando è Biologico?

Secondo il Reg. UE 203/2012 dell’8Marzo 2012 un vino per essere considerato biologico deve provenire direttamente da uve biologiche e deve rispettare una precisa tecnica di vinificazione secondo la quale sono ammessi o meno l’uso di determinati prodotti e pratiche enologiche.

logo-biologico-europeo

Logo Biologico Europeo

Quindi?

Il concetto principale che deve passare è che determinate sostanze usate nel processo di vinificazione risultino controllate (in Italia tutti i disciplinari privati per la vinificazione di uve biologiche ammettono l’uso di SO2, imponendo però dei limiti ben precisi), non si usino prodotti di sintesi e geneticamente modificate e che si esiga una riduzione delle risorse idriche sfruttando la naturale fertilità del suolo.

Parlaci della filosofia di poduzione Biodinamica.

L’austriaco Rudolf Steiner fondatore dell’antroposofia, formula negli anni ’20 il concetto di biodinamico, basato su coltivazione secondo le fasi lunari; un vino biodinamico è conseguenza diretta di quella che è l’agricoltura biodinamica che considera le influenze astrologiche sulle piante e sul terreno ponendoli nella giusta interconnessione. Tuttavia è bene ricordare che nei disciplinari internazionali dell’associazione dell’agricoltura biodinamica non sono citate alcune specifiche norme né sulla viticoltura né sulla vinificazione, salvo alcune Associazioni private che hanno cercato di stilare dei propri regolamenti e limitazioni per la propria produzione ben più rigidi e severi rispetto a quelli del biologico.

Verrebbe da chiedersi perché comprare un vino biodinamico a scapito di uno biologico o viceversa?

Difficile non chiedersi quale sia la linea sottile tra la realtà del biodinamico e quella del mondo biologico percepite fino ad oggi, considerando anche la continua coniazione di ulteriori termini ambigui. Si è alla ricerca di un approccio innovativo e mirato con nozioni in più sulle risorse energetiche in fase di vinificazione, sul discorso degli scarti e del confezionamento, aspetti non toccati dal regolamento del BIO e significativi nel concetto di sostenibilità economica. Arrivato da poco è lo slogan di Vino Libero, “libero dalla chimica e dalle mode effimere”, nato dal fondatore dell’impero di Eataly, Oscar Farinetti, che si presenta con un’idea di vino sano e meno artificiale pronto ad annientare con la sua forza commerciale e mediatica i produttori di vini BIO.

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Photo Credits: Francesco Sgroi

Riassumendo diciamo che servirebbe più chiarezza?

Servirebbe più consapevolezza nel consumatore, che non dovrebbe essere ingannato da operazioni di marketing con scarse conoscenze nel campo agricolo, sia nel produttore, che spesso si trova in difficoltà nel definire il proprio prodotto in etichetta rischiando di trovarlo trasformato e riconosciuto in un qualcosa di differente da parte del pubblico.

Quello che ad oggi risulta certo è la volontà di offrire un prodotto nuovo e genuino, attraverso un approccio il meno invasivo possibile in tutta la filiera produttiva e in stretto contatto con la natura e la biodiversità del territorio.

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Filippo Vanni

Dopo aver bruciato le tappe terminando la Scuola Media “Baccio Sinibaldi” di Montelupo Fiorentino in soli 3 anni, mi sono iscritto al Liceo Scientifico “Il Pontormo” di Empoli, dove sono stato gentilmente accompagnato all’uscita dopo due anni. Ho così deciso di iscrivermi all’Istituto Tecnico Commerciale “Enrico Fermi” dove sono divenuto rappresentante d’istituto occupando la scuola e facendo guadagnare all’istituto il personalissimo record di essere la prima scuola nella storia ad aver interrotto l’occupazione il sabato per poi riprenderla il lunedì. Successivamente ho frequentato la Scuola di Scienze Aziendali di Firenze e dal 2012, in seguito a vari stage/tirocini/esperienze all’estero, mi occupo della commercializzazione dei vini di una nota azienda di Montalcino all’estero, partecipando a fiere, degustazioni e “Wine dinner” in Europa e negli Stati Uniti d’America.